Nati nei primi anni 2000 a Forlì, i Raein sono considerati tra i pionieri dello screamo in Europa. Insieme a band come Orchid e Saetia, hanno contribuito a plasmare un suono che mescola emozioni crude e violente con una rara profondità lirica. Il loro impatto sulla scena hardcore italiana è stato immenso, sia per la loro attitudine, sia per l'energia travolgente che sprigionano in ogni live. Con membri condivisi con La Quiete, i Raein hanno gettato le basi di un movimento musicale che ha attraversato confini e ispirato intere generazioni.
Dopo il loro album di debutto omonimo nel 2002, il 2003 ha visto l'uscita del loro secondo lavoro Il n'y a pas de orchestre, segnando un momento chiave nella loro carriera. Anche se si sono presi una pausa nel 2005, il loro ritorno nel 2007 ha dato nuova linfa alla band, portando a un prolifico periodo di produzione musicale, culminato con l'album Sulla linea dell'orizzonte fra questa mia vita e quella di tutti nel 2011.
Oggi ci troviamo a esplorarli attraverso quelle che consideriamo le frasi più incisive e significative della loro discografia.
Shout the silence of my pain
Unleash built up frustration
Dispel in the air anger and glee
So I can find myself pure and quivering
Shout the silence - Raein (2002)
"Shout the silence" apre il primo album dei Raein (2002) con un’immagine potente e paradossale, dove il silenzio viene trasformato in qualcosa da gridare. Questo contrasto sottolinea la repressione di emozioni profonde e inesplorate. Il silenzio, qui, non rappresenta solo l’assenza di suono, ma diventa il simbolo di un dolore interiore che ha bisogno di essere liberato. È un dolore che, pur essendo nascosto, deve emergere attraverso un grido per poter essere affrontato.
"Unleash built up frustration" richiama l’accumulo di rabbia e frustrazione, un grido di ribellione non solo contro il sistema e le aspettative della società , ma anche contro se stessi. Poi, con "Dispel in the air anger and glee", si introduce una dualità interessante: non viene liberata solo la rabbia, ma anche la gioia. Questo contrasto con il tono oscuro del resto della frase suggerisce che entrambe le emozioni, apparentemente opposte, devono essere espresse per arrivare a una sorta di purificazione.
Infine, "So I can find myself pure and quivering" chiude il passaggio con un’immagine di vulnerabilità e rinascita. La purezza, in questo caso, non è sinonimo di serenità , ma rappresenta uno stato di estrema fragilità , in cui l’individuo si ritrova esposto e tremante, ma finalmente libero dalle catene del dolore represso.
This is my tigersuit ‘cause I’m a fucking lamb!
Tigersuit - Il N’y a pas D’orchestre (2003)
Questa frase colpisce immediatamente per il suo uso di immagini contrapposte e provocatorie. "This is my tigersuit" evoca un’immagine di forza, aggressività e difesa. Il “tigersuit” (letteralmente "tuta da tigre") rappresenta una corazza emotiva o un travestimento che l'individuo indossa per proteggersi dal mondo esterno. La tigre è un simbolo di potenza e ferocia, ma in questo contesto appare come un’armatura artificiale, un ruolo che il protagonista si sente costretto a interpretare.
Il colpo di scena arriva subito dopo con la frase “cause I’m a fucking lamb!”. Qui, la contrapposizione tra la tigre e l'agnello è esplosiva: l'agnello è un simbolo di fragilità , innocenza e vulnerabilità . Viene fortemente sottolineato il disprezzo o la frustrazione per questa condizione di debolezza.
Mentre il tempo confonde le parti, se l’uno tende ogni istante a staccarsi da sé, se l’altro è ciò che per natura stai diventando
quali braccia rimarranno per accogliere?
quale carattere per opporsi?
Di fronte al mare aperto di ogni nuovo inizio, pensare così forte che tutti possano sentire
4 di 6 - ogni nuovo inizio (2008)
Viene esplorata in profondità la tensione tra cambiamento e identità . "Mentre il tempo confonde le parti" apre con un’immagine d’incertezza e trasformazione, dove il tempo, entità inarrestabile, rende indistinte le diverse fasi della vita. Il passaggio successivo, "se l’uno tende ogni istante a staccarsi da sé, se l’altro è ciò che per natura stai diventando", sottolinea questa frammentazione dell’identità : da un lato c'è il sé passato, che si allontana inesorabilmente, dall'altro c’è ciò che si sta diventando, una metamorfosi inevitabile.
Le domande "quali braccia rimarranno per accogliere?" e "quale carattere per opporsi?" esprimono un senso di smarrimento e vulnerabilità : ci si chiede se ci sarà ancora spazio per essere accolti e accettati, oppure se ci sarà abbastanza forza interiore per resistere a questi cambiamenti. È un interrogativo profondo sull’identità personale, sul coraggio di opporsi al flusso del tempo o di abbracciare ciò che si sta diventando.
Infine, "Di fronte al mare aperto di ogni nuovo inizio, pensare così forte che tutti possano sentire" evoca l’immagine di un nuovo inizio come un mare aperto, vasto e incerto, simbolo di possibilità ma anche di paure. Pensare “così forte” che il pensiero stesso diventi udibile da tutti, suggerisce una ricerca disperata di connessione, come se si volesse che il proprio grido interiore fosse finalmente ascoltato.
Da allora esiste solo eleganza
Guarda come si impara a capire. Ascoltarsi soffrire
Un passo alla volta, tornare a imparare da zero
Fermati, senti lo spazio allargarsi nel petto
Respira, scegli chi portare con te, chi abbandonare
Dopo di noi la libertà - Sulla linea d’orizzonte fra questa mia vita e quella di tutti (2011)
In "Dopo di noi la libertà ", la frase "Da allora esiste solo eleganza" introduce un cambiamento profondo: si percepisce che, dopo un momento cruciale, tutto si riduce a un’esistenza fatta di equilibrio e consapevolezza, dove l'eleganza non è semplicemente una questione di stile, ma una forma di grazia interiore acquisita nell'affrontare il dolore. Subito dopo, il testo ci invita a riflettere: "Guarda come si impara a capire. Ascoltarsi soffrire." C'è una lezione da imparare nella sofferenza, un processo di comprensione che non si può evitare. Ascoltare il proprio dolore diventa un atto di introspezione necessario, un modo per crescere e prendere coscienza di sé.
Questo percorso di consapevolezza avviene "un passo alla volta", richiede pazienza, perché "tornare a imparare da zero" non è mai facile. È un processo graduale, una rinascita lenta che implica riscoprire chi si è veramente. Nel frattempo, il testo ci esorta a fare una pausa: "Fermati, senti lo spazio allargarsi nel petto." Qui, c'è un momento di respiro, un invito a sentire il cambiamento che si manifesta fisicamente, come se la liberazione emotiva e mentale si riflettesse nel corpo, creando spazio per accogliere nuove possibilità .
Infine, "Respira, scegli chi portare con te, chi abbandonare" conclude questa riflessione sulla crescita personale. Dopo aver compreso e accolto il proprio dolore, arriva il momento di fare delle scelte: chi e cosa far parte del nuovo cammino. Il respiro non è solo una pausa, ma un atto di decisione consapevole, un momento in cui si sceglie di liberarsi da ciò che non serve più, per portare avanti solo ciò che è veramente importante.
Like your time passing by Everyday can be the last like every train can be
endless tourlife - ah, as if… (2011)
"Like your time passing by" apre ad una riflessione sullo scorrere del tempo, un concetto semplice ma inevitabile, che qui viene percepito come qualcosa che sfugge, quasi impercettibile.
"Everyday can be the last" sottolinea la precarietà della vita, ricordandoci che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. C’è una tensione implicita tra l’abitudine e la consapevolezza che tutto potrebbe finire da un momento all’altro.
Il paragone con il treno, "like every train can be", è una metafora che rafforza questa idea di passaggio e impermanenza. I treni, simbolo del movimento continuo e del viaggio, rappresentano le opportunità che si presentano nella vita: ogni treno potrebbe essere l’ultimo, e non si sa mai se lo si riuscirà a prendere. Proprio come con il tempo, anche con i treni bisogna fare delle scelte rapide e decisive, sapendo che potrebbero non esserci altre occasioni.
Nel suo insieme viene trasmesso un senso di urgenza e consapevolezza della fragilità della vita. è un invito a vivere con intensità ogni momento, consapevoli che potrebbe essere l'ultimo, e che ogni opportunità è preziosa come un treno che potrebbe non ripassare mai più.
Lontano tornare per essere attraversati e dimenticati
L'abbandono per curarci
Esistere e dissolversi forme di moto del vuoto
Tutte parole d’amore
Tutte parole d’amore - Perpetuum (2015)
Il concetto di "tornare" non implica necessariamente un ritorno fisico, ma piuttosto un viaggio interiore, un riavvicinarsi a qualcosa di distante, forse un passato o una parte di sé. Tuttavia, questo tornare è destinato a essere temporaneo, quasi insignificante, poiché si viene "attraversati" e poi "dimenticati". C'è un senso di alienazione, come se, nonostante lo sforzo di riconnettersi, alla fine si rimanga comunque effimeri e transitori nella memoria di chi o cosa ci ha attraversato. Il ritorno stesso è un atto di accettazione di questa temporaneità .
Segue "L'abbandono per curarci", una frase che racchiude una contraddizione potente: l'abbandono, che solitamente è fonte di dolore, qui è descritto come un atto terapeutico, un passo necessario per guarire. Lasciare andare, abbandonarsi o essere abbandonati non è più visto come una ferita, ma come un mezzo per trovare la propria guarigione.
"Esistere e dissolversi, forme di moto del vuoto", porta l'analisi ancora più in profondità . L’esistenza è vista come una condizione temporanea, destinata alla dissoluzione. Vivere ed esistere sono parte di un ciclo che include inevitabilmente il dissolversi, lo scomparire. Questo concetto è associato alle "forme di moto del vuoto", un’espressione che richiama l'idea che il movimento stesso, il cambiamento, la transizione, sono parte di un vuoto più grande che caratterizza l’esistenza umana. Non c’è permanenza, ma solo forme di esistenza che si muovono verso il vuoto, come se tutto fosse destinato a dissiparsi.
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