Dalla provincia di Vicenza, Shizune è una band post-hardcore/screamo italiana, attiva dal 2011. La loro musica è colma di frequenze intense e spesso caotiche, e accompagnata da testi molto emotivi e personali. Le sonorità sono influenzate da gruppi come “La Quiete”, “Raein” e “Envy”, ma con un tocco individuale che li distingue. La band è infatti nota per l’ampia diversità di lingue utilizzate nei loro testi: dall’italiano passando per l’inglese e il francese, toccando addirittura il giapponese. Le canzoni degli Shizune esplorano frequentemente la sofferenza umana e le complessità delle relazioni interpersonali. Pur non essendo una band esplicitamente politica, alcune loro canzoni affrontano la disillusione nei confronti della società e delle sue strutture oppressive.
1. “Revolution in every beat”, da “dance dance dance”: il titolo del brano e questo verso evocano l’idea di un ballo attraverso il quale si riesce a respirare libertà, libertà da quelle che sono tutte le difficoltà dell’amore. Anche fosse solo una boccata d’aria, meglio un secondo di autonomia che mille di annientamento.
2. “Verità legate ad un nodo / che mai si scioglierà / in virtù del progresso / e della razionalità”, da “per stare al passo coi tempi ho perso tutti di vista”: qui si parla di omertà e di pressione sociale; situazioni che pur di non discutere per tenere alto l’orgoglio, teniamo aggrappate alla nostra anima e trasciniamo con noi nella tomba (e oltre).
3. “Together invain / we lay / united afraid / invain”, da “deadall day, rodeo tonight!”: l’intero pezzo è musicalmente, e non, un grido straziante di speranza. Le pause nel cantato ci fanno (di)sperare nel fatto che qualcosa cambierà, ma per ora ci si tiene stretti tentando di sopravvivere.
4. “The mold left in my words / had the bitterness / of oblivion”, da “Aestheticism”: si allude ad un amore sì terminato, ma al contempo veramente faticoso da lasciarci alle spalle; le emozioni provate insieme sono state intense e travolgenti, tant’è che si coglie un senso di acuta vulnerabilità.
5. “Schiavi di un tempo che non ci appartiene / prigionieri dell'ansia di tremare in eterno”, da “Un telefono che non squilla”: parla di isolamento ed interminabile attesa. È tangibile la frustrazione di essere bloccati in un contesto in cui proviamo qualsiasi tipo di emozione confusa, serenità e calma escluse.
6. “Non distogliermi dalle immagini […] di ogni istante conosco a memoria / la sua fine”, da “Vesper”: la memoria è il punto focale. Il protagonista si trova a dover affrontare sentimenti come la perdita di qualcuno, persona che tiene però viva col ricordo tramite le immagini.
7. “The distance / that unites us / is endlessly unbridgeable”, da “Immortel et Impérissable”: un ossimoro che ci fa quasi scendere lacrime amare se pensiamo a cosa possa nascondersi dietro a questo verso (e in realtà anche tutti quelli che seguono). Chissà se si parla di una distanza fisica che paradossalmente riesce a rafforzare il legame emotivo tra due persone… o semplicemente fa riferimento ad una fine straziante: “今日からは 一睡も できない”.
8. “Pensieri fragili percossi dal tempo / i rami spogli / ed il domani è già qui”, da “Greg è a Roppongi con John McAfee”: il tema del ricordo è sempre più frequente nella discografia degli Shizune, e anche questa volta fanno riferimento ad una memoria, memoria che qui sembra messa a nudo per il racconto. Ne parlano in modo forse leggermente diverso poiché accennano ad un “domani”. Le citazioni della band mostrano una potente riflessione sul dolore emotivo, il passare del tempo, l'isolamento e la fragilità dell'esistenza. Il linguaggio è sognante ma crudo e visivamente prepotente.
Articolo di Giorgia Niedri

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