Creare musica rappresenta un cardine della natura umana dal principio della sua esistenza: fino dal paleolitico abbiamo reperti che fanno intuire un uso di percussioni, fischietti e raschiatori in rituali propiziatori o come sottofondo in situazioni sociali. Scavare tra gli antenati degli strumenti moderni ci permette di creare un ritratto dell’evoluzione della nostra specie, a braccetto con il suo modo di vivere il rapporto con gli altri e la sperimentazione sonora.
Chelys (antica grecia)
Il Chelys è uno degli strumenti più rappresentativi della cultura lirica greca: nonostante le dimensioni ridotte e l'apparenza un po’ comica data dal guscio di tartaruga che lo compone, nasconde un’origine mitica associata alla figura di Apollo, diventando a tutti gli effetti una caratteristica distintiva delle sue raffigurazioni. Oltre ai legami con altri artisti di spicco del mondo antico come Orfeo, il Chelys rappresentava per i borghesi intellettuali greci un dono di estremo valore, spesso ritrovato in corredi funerari. Nel concreto si tratta di una piccola arpa a sette corde, che si distingue dalla più conosciuta cetra proprio per la presenza della cassa armonica concava, che l’ha reso nei secoli lo strumento perfetto per accompagnare canti rituali e banchetti.
Sheng (cina)
Spostandoci verso la Cina ci immergiamo nella tradizione del Kunqu, una delle forme di opera più antiche del teatro cinese, di cui lo Sheng fa da colonna sonora. Si tratta di uno strumento a fiato, molto simile al principio della nostra armonica, composto da 17 canne di bambù inserite in una somiere a forma di ciotola, nella quale il musicista soffia e aspira per produrre una melodia polifonica. Ogni canna ha un’ancia libera (linguetta in acciaio) che vibra a seconda di quali fori vengono coperti. Lo strumento in sè ha un’origine lontanissima, le sue prime apparizioni nella letteratura orientale risalgono al VII secolo, dove viene descritto nella sua forma più primordiale. Le versioni tutt’ora utilizzate per rappresentazioni tradizionali sono il prodotto di una lunga evoluzione, con variazioni di dimensioni, colore e numero di canne, oltre che l'aggiunta di tasti per adattarlo alla scala cromatica. Lo Sheng e i suoi derivati provenienti dal sud est asiatico hanno dato il via all’invenzione di nuovi strumenti ad ance libere occidentali, tra cui l’armonium, uno strumento a tastiera collegato ad un mantice attivato a pedale, e la fisarmonica.
Gue
Strumento definito “estinto”, il Gue
rappresentante un proto violino originario delle isole Shetland. Data la sua
quasi totale sparizione non abbiamo la certezza sulla sua forma originale, ma
grazie al liutaio Corwen Broch e alla sua ricostruzione, possiamo farci un'idea
del suo aspetto e del suono. In generale doveva essere composto da una piccola
cassa di risonanza rettangolare, con un'impugnatura in cima per poterlo
maneggiare e due corde di crini di cavallo, che venivano suonate con un
archetto. Data la sua comoda dimensione, il Gue è associato prevalentemente
alla cultura dei pastori e dei marinai: se ne trovano diverse versioni sparse
sia per il nord Europa (Svezia, Finlandia, Estonia) che per il nord america, in
particolare nella cultura Inuit. Per il momento l'acustica di questo strumento
è ancora oggetto di studi, ma si valuta il Gue come versione più antica della
lira ad arco norrena, nella versione ricostruita nel 2007 da Broch.
Lituo
Il lituo (o lituus) è uno strumento
strettamente legato alle pratiche spirituali etrusche e romane: con lo stesso
termine viene definito un bastone dalla punta ricurva, che veniva utilizzato
dai sacerdoti per delimitare le aree sacre, trasformato nel tempo in una sorta
di bacchetta associata alle alte cariche spirituali, spesso ritrovata anche in
situ funerari. Tutt'oggi esiste una versione moderna e cristianizzata del
Litio, cioè banalmente il pastorale vescovile, che mantiene la forma a spirale.
La controparte dello strumento (una sorta di gigantesca tromba, con la parte
finale incurvata come il bastone sacerdotale), veniva suonata per dare ordine
alla cavalleria di attaccare in battaglia, per questo produceva un suono acuto
e stridulo. Di recente si è avanzata un'ipotesi di familiarità tra il Lituo e
il Karnyx celtico, che termina invece con una testa di animale e doveva avere
un tono molto più grave e pieno.
Rudra veena
Con il termine “veena” si identifica un gruppo
di strumenti a corda tipici del sud dell'India, composte da un corpo cavo
simile a quello di un mandolino, e da una serie di “zucche” vuote come cassa di
risonanza, che cambiano per numero e posizione a seconda della versione e del
luogo. Le rudra provengono dalla zona settentrionale dell'India, hanno un corpo
molto sottile e due grandi zucche alle estremità , che permettono al musicista
di appoggiarla alle proprie gambe. Ha solitamente sette corde, quattro melodiche
e tre ritmiche, che vengono pizzicate o suonate con un plettro, e 24 tasti, che
nelle versioni più recenti sono modulari per potersi adattare allo stile scelto
dal musicista. Grazie alla sua costituzione particolare, e a delle dimensioni
notevoli, produce un suono profondo, con dei bassi vibranti e pieni.
Tradizionalmente il Rudra veena è associato alla dhrupad, la musica
tradizionale indiana, per ciò all'ambiente delle corti principesche, che una
volta smantellate per raggiungere l'indipendenza del paese, hanno perso il
ruolo di mercenari, lasciando cadere nel dimenticatoio le pratiche musicali
antiche.
Articolo a cura di Anna Alberti


0 Commenti