Punk in viaggio attraverso la penisola, dalla Puglia con i Comrad al Trentino con lo split Pheromones/Hrtbrkr

“Nati Stelle”, il primo album della band pugliese Comrad, è un condensato di punk rock ed emo che racconta, con un linguaggio diretto e viscerale, la voglia di rivalsa di cinque ragazzi del Sud Italia. Con Giò Sada (vincitore di XFactor 2015) alla voce e una formazione composta da Pierpaolo Caldarola e Giovanni Lisena alle chitarre, Francesco Loconte al basso e Marco Fischetti alla batteria, i Comrad confezionano un disco che urla il bisogno di restare ancorati alla propria terra, nonostante le difficoltà e le contraddizioni. Una tempesta da cui sembra impossibile salvarsi se non abbandonando la nave.

Il progetto, pubblicato il 29 novembre 2024 per Kallax Records, risuona come una dichiarazione d’intenti: un invito a non piegarsi alla rassegnazione. I loro riferimenti musicali spaziano dal punk rock americano dei Pulley e Much The Same, fino all’emotività degli Ataris, ma il cantato in italiano dona al progetto una potenza che li rende unici nel panorama locale. Un disco che aspira a dimostrare la propria consapevolezza verso il posto in cui si vive: un luogo che dona e che toglie. Tanta è la voglia di provarci, di credere in uno spiraglio di futuro difficile da realizzare. Loro obiettivo è quello di distruggere lo stereotipo della fuga dal sud in cerca di realizzazione in altri luoghi, il vero andare contro corrente è restare ed essere gli artefici della rinascita. La tracklist è un continuo alternarsi di introspezione e grinta, con momenti che richiamano l’adolescenza in luoghi che non permettono di sbocciare, tra sogni scarabocchiati sui diari e un mondo da voler conquistare.

Non si ha sempre la fortuna di nascere dove viene capito quello che fai, spesso anzi accade il contrario. Stelle che nascono in un mondo dove il sole non tramonta mai impedendogli di brillare e di farsi ammirare. Ma come quel sole anche chi resiste non tramonta mai e lascerà dietro di sé un solco indelebile.

Nati Stelle prende il nome dal primo singolo pubblicato dell’EP. Le stelle rappresentano le persone incomprese in un luogo dove il sole non tramonta mai e non dà spazio ai propri sogni di brillare. La title track apre con un inno alla perseveranza, un invito a non arrendersi, nemmeno nei momenti più bui. Chitarre incisive, batteria che dà un ritmo incalzante, spronano a resistere anche quando tutto sembra andare storto. Le stelle continuano a brillare anche quando è notte. 

Questo siamo segue con un ritratto della gioventù in lotta per affermare la propria identità, come un relitto sotto l’acqua che riaffiora sotto luce, Questo Siamo. Un tesoro nascosto in un luogo dove non può essere scoperto se non lo si va a cercare.

Con Il mio rifiuto, la band racconta l’importanza di opporsi alle ingiustizie, trasformando la rabbia in resistenza. Il viaggio continua sulla nave, che deve affrontare il buio in mare aperto. In un momento di difficoltà, anche solo una parola buona farebbe la differenza. Sogni nel cassetto messi a rischio dal maremoto. La nave è il mezzo decadente che porta a navigare sulle onde della vita. Ma io non faccio più parte dell’equipaggio, scendo e mi fermo qui, per conto mio.

Farne a meno esplora la difficoltà di lasciar andare ciò che ci trattiene alle origini. Sei tutto quello che mi spinge a non tornare indietro, sono sicuro di riuscire a farne a meno…Nel ricordo che ho della tua perseveranza, del tuo dolce sguardo, sorriso sempre lì. Un porto sicuro da cui dover comunque fuggire, dove salutare qualcuno a cui si vuole troppo bene, l’unico motivo che ci convincerebbe a non partire.

Io e te abbraccia un’atmosfera più intima, raccontando una connessione profonda. Nel coraggio che non c’è, pareti di speranze somigliano a rovine, se qui ci siamo io e te, a che ci serve il mondo, se non ci cade addosso e non ci mangia vivi? Ci si può accontentare anche dove non si può sbocciare, si può rimanere, per non abbandonare chi rimane.

Segue Meteoriti, in un mondo di finzione, di sorrisi falsi che uccidono la personalità. Un adattamento forzato ad una realtà che non ci appartiene. Oggi sei morto un’altra volta senza nemmeno avere chiuso gli occhi. Facciamo finta di sorridere a vicenda in questo naufragare.

Tra i brani più significativi, spicca la struggente Dolcedorme, che affronta il tema della perdita e dell’ignoto che ci accoglie al termine della vita. Quando qualcuno se ne va, di lui rimane il dolore nei ricordi degli altri, il rimpianto per le cose che non si è riusciti a fare o dire prima del saluto. Questo dolore ci accomuna, unisce nella solitudine tutti coloro che hanno, a proprio modo, vissuto la stessa emozione. Perché un mondo che ci lascia senza il tempo di poterci vivere e amare è un mondo che non ci appartiene. La voce di Giò si fa veicolo di un’emozione viscerale, esplodendo in un ritornello che sembra fatto apposta da essere urlato a squarciagola sotto un palco, sotto la luna: Vorrei averti qui con me, per rimediare, per non farmi troppo maleForse mi sbaglio a sentirmi troppo solo.

Il disco si chiude con Lunedì di Settembre, un featuring con gli Elephant Brain, band umbra già ben conosciuta all’interno della scena emo alternativa italiana. Il brano mescola speranza e resistenza, evocando immagini di resilienza contro le avversità. Come una casa che resiste al vento e alla salsedine di un lunedì di fine estate. Tanta speranza, forza, voglia di resistere e di farcela. Nonostante tutto quello che affondiamo in noi ce la faremo. Lividi da masticare, ma intatti e senza graffi.

“Nati Stelle” è un disco che non si limita a raccontare: incarna un’esigenza, quella di trovare un posto nel mondo, senza perdere la propria identità. I Comrad riescono a tradurre in musica le difficoltà di una generazione, trasformando ogni pezzo in un inno alla resilienza e alla condivisione. I Comrad sono un respiro di sollievo, un regalo che ci meritiamo. Un abbraccio caldo in un momento di confusione.

I Comrad lo raccontano così: Siamo nati stelle, in un luogo dove il sole non tramonta mai e quindi non ci dà la possibilità di splendere. C’è la fine del mondo all’interno di questo lavoro, la rassegnazione, la mancanza di coraggio, la perdita di persone care, la difficoltà di trovare spazi e tempo per dedicarsi alla pienezza di una vita che ci viene strappata via da sotto al naso attraverso le consuetudini del lavoro, del merito, della carriera e della subordinazione a un sistema centenario che non ha nessuna intenzione di cedere il passo ad una nuova umanità. In NATI STELLE c’è anche la voglia di stare insieme e di confidarsi a vicenda, di darsi una mano a rialzarsi nel momento in cui qualcuno cede al troppo peso, ci sono abbracci e grida di rivalsa, c’è una piccola fiamma che non ne vuole sapere di spegnersi, anzi aspetta una moltitudine di soggi che possano renderla un falò gigantesco vicino al quale tutti possono scaldarsi, e insieme, ancora una volta, immaginarsi un mondo diverso.

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Split dell’amicizia unisce due realtà del panorama musicale trentino: Hrtbrkr e Pheromones. Questo progetto è un incrocio tra stili e sensibilità che esplora temi come la perdita, l’apatia e il sentirsi fuori posto. Le quattro tracce dell’EP offrono un’esperienza sonora che oscilla tra il punk rock movimentato dei Pheromones e il cinismo dei testi punk pop degli Hrtbrkr.

I primi due brani sono dei Pheromones. Sister riesce a donare un suono allegro e ballabile ad un messaggio di dolore nell’aver perso qualcuno a noi molto caro.

Dog Rosie, invece, è una traccia che si muove tra aggressività ritmata e toni più ballabili. La voce femminile, arricchita da effetto megafono, trasmette un senso graffiato di malinconia, rendendo il pezzo perfetto per lasciarsi alle spalle un carico emotivo pesante.

I due brani sono uniti dal tema della perdita, dalla volontà di ricucire quei buchi lasciati nell’anima, collezionati negli anni assieme alle delusioni e agli addii, cercando modi di ricoprire il dolore distraendosi con la musica, lo svago e le feste.

Tra i brani degli Hrtbrkr, Cassandra si distingue per l’atmosfera gotica e il cantato sussurrato, che evoca un senso di alienazione e vulnerabilità. La voce profonda e quasi ipnotica, conferisce al pezzo un tono intimo e decadente, mentre il testo riflette un cinismo disilluso, un tentativo di uniformarsi alle convenzioni della vita e scoprire che in realtà è solo tutto una merda: They’re having sex and doing drugs, I think it’s cool - I’m having sex and doing drugs, I think it sucks. I testi sono cinici e pessimisti rispetto a vecchi lavori.

Dall’altro lato, Chewy People narra la noia e l’apatia che si provano nel condividere spazi ed esperienze con persone della stessa città poco stimolanti, in una provincia che non favorisce chi si vuole distinguere, fino ad arrivare a sentirsi fuori posto a casa propria. All those chewy people, why do they look like that? Why?

Il risultato è un EP che unisce due progetti eterogenei: ogni brano aggiunge un tassello a un mosaico fatto di emozioni contrastanti e riflessioni personali. Una collaborazione artistica che fa emergere le differenze e le qualità di entrambi i progetti di due gruppi di amici che insieme si prendono bene, anche se di generi diversi. Split dell’amicizia è un piccolo esperimento che si lascia apprezzare per la sua autenticità e semplicità, un insieme di progetti giovani e innovativi di gruppi locali che vogliono realizzare qualcosa di diverso. L’EP riesce a catturare l’essenza di una generazione che cerca di navigare tra insoddisfazioni e rapporti perduti nel tempo, trovando nella musica un rifugio e una valvola di sfogo.

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Recensioni a cura di Alice Sgarlata

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