Behind the Artwork con i Konoha. Intervista per scoprire l'universo dietro l'album "komorebi"

Behind the artwork è un nuovo format targato eterogenesi dove attraverso copertine, scarti, artwork perduti e bozze, le band e gli artisti ci raccontano del concept dietro l’uscita di un loro disco o EP. La prima uscita è dedicata a “komorebi” ultima uscita della band modenese konoha. 

Il 13 settembre è ufficialmente uscito "komorebi", ep a cui lavorate da tempo. La prima cosa che abbiamo notato e che accomuna tutte le copertine (anche quelle scartate) è l'immagine: foglie, rami, alberi... c'è un significato o un'interpretazione possibile di quest'immagine?

vitto: l’interpretazione è una sola e tante diverse allo stesso tempo, che è un po’ il motivo per cui questa parola ci ha affascinato fin da subito.

noi della band ormai la conosciamo bene ma può essere che non tutti lo sappiano: komorebi è una di quelle parole giapponesi che non si possono tradurre in una parola singola della lingua italiana, significa “la luce che filtra tra le foglie degli alberi”. 

rappresenta un’immagine ben specifica, e in questo senso dicevo che l’interpretazione qui di fatto è una sola. allo stesso tempo però, se ci si sofferma sulle sensazioni che questa visione genera, ecco che il tutto diventa molto più sfaccettato, personale, intimo. questo dualismo è ciò che ci ha fatto affezionare a questo termine che alla fine è diventato il nome del disco, e che crediamo abbia molto a che vedere con i brani che lo compongono.

ste: la mia visione personale del titolo del disco, e di conseguenza dell’immaginario della copertina è un sentimento molto intimo e radicato dentro di me. komorebi è la sensazione pura e ingenua di un bambino che passa i suoi pomeriggi dopo scuola tra le colline della sua infanzia, un sentimento inconsapevole di leggerezza, di fanciullezza che non posso trasmettere se non con la sensazione che si prova quando ci si sdraia su di un prato, si chiudono gli occhi, e un raggio di sole ti colpisce il viso accidentalmente. Non lo sai che il ricordo di quel momento quasi astratto e perso nel tempo un giorno ti mancherà, ma è caldo, e nitido nella tua mente, eppure non sai nemmeno se sia successo davvero, ma non importa, lo senti e questo disco è la sua rappresentazione musicale e grafica.


Ad un primo sguardo disattento la copertina potrebbe tranquillamente essere riconducibile a qualche disco dimenticato di Sekitō Shigeo e invece si tratta di puro skramz made in Emilia-Romagna.
Inoltre, ci teniamo a sottolineare che il vostro nome integrale è "konoha 木ノ葉", abbiamo evitato di fare delle traduzioni randomiche su internet e chiediamo direttamente a voi il significato letterale del testo presente nel nome della band e sulla copertina di "komorebi".

vitto: qui mi dispiace molto deludere le aspettative, ma la realtà a volte è molto più semplice di quanto si possa pensare.

木ノ葉 è la trascrizione in ideogrammi della parola “konoha”, mentre 木漏れ日 è quella di komorebi. semplicemente, ci piaceva l’idea di mantenere questi ideogrammi e di renderli parte integrante del nostro immaginario estetico. molti di noi devono molto al giappone in termini di contaminazione creativa, e questo ci sembrava il modo giusto per rendere omaggio a dovere a quella cultura.


Che collegamento c'è tra voi e il giappone? 

vitto: anime e manga fanno parte della mia vita da quando ero un ragazzino, questo ha sviluppato in me grande fascino e passione che mi porto dietro da allora verso la cultura nipponica e tutto ciò che ne è contaminato. purtroppo non ho ancora mai l’occasione di andarci di persona. magari un mini tour proprio coi konoha? chissà… sarebbe un sogno.

full: per ragioni anche anagrafiche non ho avuto mai l’occasione di approfondire l’universo manga ed anime che solitamente si tende ad associare con il Giappone, tuttavia sono da sempre un grandissimo fan della filmografia di Takeshi Kitano, in particolar modo di pellicole più datate come Kids Return o Il Silenzio sul Mare e ovviamente Violent Cop e Hana-Bi. Se penso al Giappone credo che l’immagine che ho in mente sia e sarà sempre inevitabilmente influenzata da queste opere.  

ste: contrariamente da quanto si possa immaginare vista la mia appartenenza a questa band fino a pochi anni fa non mi sentivo particolarmente legato al giappone. Ho sempre apprezzato musica giapponese: dai Fishmans alle Tricot, fin’anche a Hajime Wakai e Joe Hisaishi. Al di là della musica però poco e niente, almeno fino agli ultimi anni in cui ho scoperto per la prima volta tra Studio Ghibli, Evangelion e cowboy bebop un, a me, nuovo tipo di arte, con cui ho risuonato parecchio.



Cosa volete comunicare nel disco per quanto riguarda il tema?

vitto: da un lato, attraverso i testi, sono fuoriuscite in modo molto naturale tematiche legate alla formazione personale e sulla presa di consapevolezza nell’affrontare le insicurezze della vita. il saper trovare il proprio spazio in un mondo che va ad una velocità che ormai ha superato di gran lunga quella dell’uomo.

dall’altro, credo che il concetto che sta dietro alla parola “komorebi” risuoni molto con ciò che tutti noi avevamo in mente: in pieno contrasto con la filosofia occidentale del “vedere al luce infondo al tunnel”, quella di stampo orientale che sta dietro a “komorebi” vuole essere un invito a fermarsi e prendere fiato (semicit.), apprezzando e dando valore alle piccole cose, notando i piccoli raggi di luce che si fanno strada di tanto in tanto nel tortuoso percorso di ognuno di noi. se volete farvi un’idea vi consigliamo di recuperare il film perfect days di wim wenders uscito l’anno scorso.


La copertina è stata la conseguenza della musica o viceversa? 

vitto: la copertina è stata in realtà l’ultimo step prima dell’uscita del disco, quindi possiamo dire che abbia assunto il ruolo di sintesi finale di tutto il percorso konoha, dalla sua genesi fino ad ora.


C'è stato un momento "eureka" in cui avete capito di aver trovato la copertina giusta e adatta al sound del disco?

vitto: tutte le prove di copertina che avete visto sono state fatte dal nostro tan, che è un drago totale del graphic design. onestamente per me, la cosa veramente difficile è stata trovarne una che non mi piacesse. direi che abbiamo semplicemente scelto quella che ci ha messo d’accordo tutti.



Sono sincero, mi avete colto in un momento di debolezza e leggendo il testo del singolo volare via mi è scesa una lacrimuccia. Chi scrive le canzoni? 

vitto: grazie di cuore. i testi li scrivo io e fa davvero strano leggere di persone che risuonano con le parole che ho scritto al punto da emozionarsi, perché incredibilmente non sei il primo che ce lo scrive. è una sensazione nuova e molto strana per me, devo ancora capire bene come metaboli
zzarla, ma sicuramente sapere che i testi possono avere un ruolo catartico per qualcuno non può che farmi felice.














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