Immaginate di essere seduti al tavolino del bar (più facile di così), vi guardate in faccia dopo ore davanti al computer, le luci blu vi hanno ammazzato le retine e i vostri amici sembrano dei personaggi di Tim Burton. C’è bisogno di una pausa, ma tra lo studio e il lavoro siete devastat* al punto che l’idea di dover organizzare un’uscita vi fa venire voglia di marcire in orizzontale ognuno a casa propria. Sarebbe talmente comodo avere una rassegna di posti interessanti tra cui scegliere, un menù curato con amore pronto per essere sbirciato in caso di necessità. E noi rispondiamo alle vostre preghiere, e vi forniamo proprio ciò di cui avete bisogno. IN LOCO nasce per connettere luoghi e musica, persone e luoghi, musica e persone, persone e persone, insomma ci siamo capiti; con un occhio di riguardo alla sinergia tra gli eventi, i partecipanti e gli sfondi in cui questi prendono vita. In questo primo articolo saranno protagonisti tre punti di aggregazione che per i motivi più diversi sono diventati punti di riferimento iconici, spaziando geograficamente tra Torino e dintorni.
Facciamo quindi il giro largo e iniziamo da Spazio Hydro, parte di Cittadellarte a
Biella, che ha alle spalle una storia di distruzione e rinascita:
precedentemente sito in una vecchia dynamo ad acqua, da cui il nome, ha dovuto
nel 2020 trovare una nuova sede dopo la distruzione di quella originale a causa
di un’alluvione. Da allora il legame con il fiume Cervo, cardine di moltissime
delle attività portate avanti all’Hydro, si intensifica ancora di più, e
diventa centro gravitazionale di progetti di sensibilizzazione sull’impatto
ambientale, come Osservatorio sul torrente e Fluviale, che annualmente propone
laboratori interdisciplinari coronati da una selezione di artisti per live
performances e dj set, oscillando tra vari generi. Tra gli ultimi ospiti hanno
preso parte al progetto i MOMBAO, un due internazionale che sfruttando solo
sintetizzatori e batteria gioca con rock, jazz ed elettronica,
BABA&GANOUSH, che fa viaggiare gli spettatori con una collezione di dischi
infinita e frutto di continuo mix di influenze musicali, MY FRIEND DARIO, con
un sound avvolgente e dalle note tribali, proiettato verso il cielo dai
sintetizzatori, e LA BEK, alchimista delle frequenze elettroniche e dance. Tra
gli ultimi eventi segnaliamo PIANO DELLE MASCHE, uno spazio dedicato alle band
emergenti del nord Italia nella scena hardcore, punk e parenti, a cui durante
la prima edizione hanno partecipato gli !HOUSEBROKEN, Torinesi itineranti con
più facce di Kevin Wendell Crumb, alcune un po’ post rock, altre un po’ più
midwest, i NORMAN BATES, da Vicenza con
un caotico background musicale, che da vita a un metallic harcore perfetto per
gli appassionati di legnate che hanno un pizzico di poesia, e i MONTELUNA, da
casale Monferrato, risorti dai resti di una precedente tribute band, con un
approccio emo-punk, carico ed incazzato, coronato da vocals nostalgici e
melodici.
Oltre ad ospitare live ed eventi culturali, l’Hydro propone rassegne cinematografiche, è la casa di una radio e un podcast, BETTER RADIO e NEXT GEN U, e redazione della fanzine Hydrazine.
Ci spostiamo poi verso Asti, al Diavolo Rosso, che per questa edizione
vince a mani basse il premio come location più punk, trovandosi nella chiesa
sconsacrata di San Michele, un edificio seicentesco compreso di affreschi e
cappelle laterali. Il nome viene dalla canzone di Paolo Conte scritta per il
ciclista Giovanni Gerbi, che secondo la leggenda avrebbe attraversato la piazza
con la sua maglia rossa fiammante durante una funziona religiosa.Il locale è un
luogo di sperimentazione sotto tutti i punti di vista, partendo da quello
culinario, strettamente legato alla tradizione ligure e piemontese, e di
condivisione, perché nella ex chiesa di san Michele tante associazioni trovano
un posto in cui ospitare spettacoli teatrali, workshop, incontri. Parlando di
musica, il Diavolo Rosso ha un curriculum di cui Davide, storico proprietario,
può sicuramente vantarsi. Per citarne alcuni: Nik Kershaw, i Diaframma, e Lou
Reed, dobbiamo dire altro? La presenza storica di questo locale si è
trasformata nel tempo in una famiglia, che nel momento del bisogno si è battuta
in difesa della musica, quando stava per essere stroncata da tutta quella
burocrazia che ci contraddistingue nel mondo, partendo dai clienti abituali
fino agli artisti che avevano precedentemente calcato il palco (l’abside?) del
Diavolo.
Sulla via di casa ci fermiamo per parlare
dell’Imbarchino, un ecosistema su
tre livelli a sfioro sul Po, immerso nel ridente Parco del Valentino. Un
piccolo universo con tutto il necessario: aula studio? Dalle 9 alle 18, 7
giorni su 7, l’Imbarchino mette a disposizione la Sala Remi, un’ex deposito per
imbarcazioni recuperato nel 2020 per essere trasformato nello spazio che
conosciamo oggi. Dopo le 18 la Sala Remi diventa un palco, uno spazio di
aggregazione sempre nuovo, aperto a mille possibilità (così neanche dovete fare
la fatica di muovervi). E se volessimo da bere? Nessun problema, nella Casetta
troverete il bar e la cucina, che collabora con piccole realtà locali per
creare menù sostenibili, naturali e inclusivi, con opzioni vegane e
vegetariane. E poi è tutto buono, c’è poco da fare. Nella Casetta trova posto
anche il radio booth di RBL, una radio internazionale, gemellata con Istanbul,
Berlino, e Barcellona, con una programmazione versatile che fa da sottofondo
all’intero spazio. Comincia a fare caldo, fioriscono le margherite e
cinguettano gli uccellini, che si fa? Nel cuore del’imbarchino c’è il Giardino
segreto, che ospita, incorniciato dal pergolato di glicine, dj set, concerti,
talk, il tutto con lo sfondo del Po e del suo panorama. Gli eventi ospitati
dall’Imbarchino sono tutto diversi, toccano generi e tematiche opposte tra
loro, per cui vi segnaliamo le ultime attività interessanti aspettando i
prossimi programmi: CINEMA AMBIENTE, che si allarga sul Pratone davanti, una
rassegna di film legati a sostenibilità e futuro, LA CANZONE PERFETTA NON
ESISTE, laboratorio di scrittura e produzione musicale sotto la guida di Tobia
Poltronieri, produttore e docente, e MOSSA, insieme di attività per esplorare
la connessione tra corpo, ascolto e ambiente oltre che l’assodato format
suonato CARDINE.
Articolo a cura di Anna Alberti in collaborazione con DoYouCare?Zine



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