Behind the Artwork con Taistoi. Intervista per scoprire il mondo freak e shoegaze dietro a 'Vibrisse'

Ecco, affrontiamo prima due domande preliminari, di "sum-up": cosa rappresentano i soggetti principali delle copertine (il pagliaccio, l'omaccione e la bocca mostruosa)? Hanno una storia legata al tuo background, o sono delle "figure retoriche", diciamo? E anche, come nasce il concept dell'intero album?

Ciao, diciamo che ruota tutto intorno alla title track quindi a "Vibrisse", ecco, le vibrisse sono le estensioni tattili degli animali, i loro baffi. Tipicamente, però, quando penso a un animale coi baffi, penso a un gatto, a un felino o, addirittura, a una fiera. Questo ha fatto generato in me l'idea di andare al circo in cui ci sono i domatori e questi felini sono rinchiusi in cattività, e da lì il circo mi ha fatto pensare ai freaks, al grottesco e così via. In me c’è molto di grottesco: essere sbagliati esiste e coesiste in noi quotidianamente. 

Da grande amante delle dicotomie e contrapposizioni posso dirti che "Sincero" è un omaccione, un uomo forzuto o come direbbe Lenny (Leonardo Antinori ndr) un “sandrone” e si contrappone alla traccia precendente, ovvero "Bambino", che altro non è che un preludio della traccia successiva (appunto "Sincero").

 


Chi è più Sincero di un Bambino che non conosce il mondo? E chi invece è meno Bambino di un uomo tutto muscoli e niente cervello?

"Shoeghera", invece, è un pagliaccio che piange, perché purtroppo non è sempre tutto come appare. Il brano si presenta scanzonato e ritmato, ma nasconde una forte malinconia.

Perdersi nella nebbia, sentirsi vivi è stupendo, ma poi cominci a sentire il freddo, rimani solo in uno spazio umido e bianco, il cellulare magari non prende e si parte con l'esistenzialismo. 

La bocca è un portale, l’ingresso in questo circo grottesco, pieno di maschere e freaks. Me lo sono immaginato come una porta che dà sugli Inferi e Vittorio Donà è stato un grande a disegnarlo. Vitto è proprio forte. BELLO E BRAVO (si dice così no?)

 


Bene, che figo. Ora, mi permetto di azzardare, invece, delle domande un po' piu particolari, "sinestetiche", se mi permetti il termine. Vorrei provare ad avvicinare la musica che sgorga dell'album agli artwork che ne vogliono rappresentare l'immaginario; daltronde, tutto nasce dal sound, è la parte istintiva che guida anche la mano ed il tratto, non credi?

Chiaramente è difficile risponderti, perché non ho la sicurezza certa di quello che sto per raccontarti! Sicuramente il lavoro di Vittorio Donà, oltre a esser stato fatto molto bene, è stato creato chiaramente con una reference audio del disco. Io e Vittorio ci siamo sentiti prima ancora che nascessero le demo, tant'è che lui ha visto proprio il disco nascere. Mi piace immaginarmelo mentre ascolta ogni secondo le canzoni del disco per immaginarne le copertine e questo sarebbe molto romantico, ma soprattutto molto presuntuoso da parte mia ed egoriferito. Magari poi non è veramente andata così.

 

Iniziamo dai singoli. Nelle canzoni fate largo uso di delay, sia sulle voci che sulle chitarre, entrambe componenti estremamente a fuoco, centrali direi, delle due produzioni: in qualche modo, vedo questa scelta espressa anche nelle rispettive grafiche, all'interno delle quali le figure centrali, il clown e l'omaccione, sembrano proiettare le loro sagome sullo sfondo, come a ritagliare una sezione di spazio, o a ripetere la propria sagoma, ma in maniera fugace e indistinta, così come si comporta il delay, nel restituire un'impressione non veritiera ma profonda e colorita, di cio' che duplicano.

Complimenti per le domande comunque, ci state prendendo. Sì, diciamo che la direzione presa con Vittorio era quella di tenere il suo stile illustrativo e renderlo il più shoegaze possibile. So che è arduo definire il nostro album shoegaze, infatti non lo è totalmente, sicuramente però se ne riconosco alcune componenti. 

Il sound è un calderone di influenze tra cui dreampop, shoegaze, alt rock e cantautorato italiano anni 60’/70’.  Ma la parte grafica voleva calcare la mano sul lato anni 90’, come avviene nel sound dei singoli di per sè. "Shoeghera" ha toni quasi grunge e "Sincero" ha una coda soffertissima, davvero emo. 

 

Sempre volendo rimanere nel parallelismo "sound fx/scelte grafiche": allo stesso modo, i colori saturi e la filigrana distorta e rovinata, rappresentati sulle copertine, fa il verso alla distorsione integrata sulla voce principale: a cosa e dovuta questa scelta molto "70s"? Fa parte del tuo trascorso o era solo "il sound/design giusto"?

La distorsione è un po’ il feticcio di ogni Tone Ranger che vuole addentrarsi nella Tone Quest.

Sia la voce sia le batterie che anche il mix sono molto anni 70’. Questo album è la sublimazione di tutti i nostri ascolti, io sono molto legato a certi suoni e ho cercato di riproporli senza troppi fronzoli. Abbiamo avuto la fortuna di essere sulla stessa lunghezza d’onda di Bruno Germano (Vacuum studio) che ha curato il sound del disco affinando un’idea già molto chiara di come doveva suonare il tutto, svolgendo un lavoro incredibile sul sound generale. 

Bruno ci ha fatto da padre spirituale, abbiamo avuto la fortuna di aver incontrato una persona speciale.

 


Passiamo alla cover dell'album. Premessa: la adoro, mi ricorda un sacco l'Orco del Sacro Bosco di Bomarzo, o i Barong indonesiani, come concept. Inoltre, è inquietante as fuck, ma ha anche un non so che di arcano, misterioso, che la rende quasi intrigante (giuro, vorrei attraversarle quelle fauci per vedere cosa diavolo c'è oltre). A cosa e dovuto questo forte contrasto?

Non posso sicuramente rispondere a questa domanda, perché le ha disegnate Vittorio e mi ha presentato varie versioni.

Questa era la mia preferita, ci siamo scambiati delle reference solo sui personaggi. Non ci siamo detti troppo, l’idea era quella di uno sfondo che raggruppasse i personaggi. L’ingresso del circo o addirittura il circo stesso. Lui mi ha inviato questa bocca di mostro, tra l'altro ho pensato anche io ai Barong, al Sacro bosco, ma anche a “In The Court Of The Crimson King” dei King Crimson. 

Il mio sogno è quello di stamparne i vinili, quindi chissà! 

 

Detto ciò, dimmi cosa ne pensi di questa immagine che è andata formandosi nella mia testa: mentre ero in studio, ad ascoltarmi l'album tenendo l'artwork sott'occhio, a un certo punto (più o meno attorno a "Nulla di Nuovo") mi sono reso conto di star lentamente scivolando, immerso nella musica, verso il cuore di questa grafica. Ero sempre più tra le fauci del mostro, e quella creatura che avevo tutta attorno era il suono (che in tutto il disco e iper-stereofonico, molto aperto, proprio come le fauci nella copertina). Era tutto intorno a me e mi soggiogava come se ne fossi preda, scivolavo senza sosta verso questa voragine spalancata, e la creatura che mi stava inghiottendo altri non era che il susseguirsi dei brani, un leviatano sonoro elegante a cui non potevo oppormi.

Leggendo questa interpretazione il mostro che spalanca le fauci e risucchia vorticosamente tutto ciò che ha attorno è molto simile al "Cariddi" omerico. Ecco, sì, non è affatto sbagliato, si avvicina molto all’immaginario di "Nulla Di Nuovo". Citando un mio caro amico “Nella città tentacolare nessuno è mai risorto”.

Milano ti accoglie con una maschera e una volta tolta ti intrappola, ti ingabbia e ti rende dipendente, tutto orbita intorno a lei in funzione di lei. I semafori cominciano ad abbagliarti e le ambulanze suonano come canti di sirena pronti ad alienare i poveri traghettatori. Ci son tante vetrine, tanti stimoli, tante trappole dentro cui tuffarsi, diventa sempre più difficile sfuggire alle correnti.

La canzone si conclude con una coda molto nostalgica, il ricordo spesso rappresenta l’unico spiraglio di luce in fondo a quel vortice intrappolante che è la città, indicandoti così la via di ritorno. Una sorta di redenzione. Oppure è soltanto una culla verso l’accettazione di una morte mentale, un eterno ritorno alla macchina, l’ingranaggio mancante per l’annullamento di se stessi. 

Quale delle due cose esercita su di voi un maggiore ascendente? 

 


Ora, un'ultima domanda, come chiusa: che colore è, per te, "Vibrisse"? Partendo dai toni soffusi (o assenti) della nebbia (oltre la quale non si vede nulla, ricordiamolo) di "Shoeghera", fino ad arrivare al lento, ma vivido e acceso, sciogliersi di "Ma Domani Mi Aspetta": in che sfumatura pensi si possa collocare?

"Vibrisse" per me è sempre stato viola. Il pantone preciso non saprei dirtelo! Nemmeno con altri tipi di nomenclatura.

Non voglio essere didascalico quindi non mi metterò ad elencare ogni brano associandogli un colore. Però secondo me "Vibrisse" si colloca tra il viola e il porpora. Non so bene giustificarti questa scelta, spesso vado di pancia e basta. Anche se mi soffermo a pensare, e pensare, e pensare, e pensare...non me ne vengono altri, però, ecco, questi colori mi danno un senso di maturità e di eleganza, che spero si sia percepita attraverso gli ascolti. 

Il mio pensiero ora sarà un poco esagerato e ambizioso e mi scuso in anticipo, ma il lavoro che abbiamo voluto portare avanti è quello di un disco che non si colloca in un periodo storico. Volevamo fare un’opera fuori dal tempo che suonasse come vintage, ma viva. Come gli ascolti che facciamo noi (io, Elia, Lenny, Claudio e Bruno) ed è uscita questa bellissima opera prima di cui vado molto fiero. 



Intervista a cura di @lowis_laine

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