Recensione - Urali e l'atteso ritorno dei Non Voglio Che Clara

Un uomo sulla spiaggia osserva il mare ritirarsi, poi avanzare con la violenza di un dio malato. Non è l’inizio di un romanzo, ma quello di un album che, quattordici anni dopo la sua uscita, continua a lasciare il segno. Dei Cani, il terzo lavoro in studio dei Non Voglio Che Clara, è un racconto in musica che esplora gli interstizi tra memoria e desiderio, tra la quiete apparente e i conflitti sottesi delle relazioni umane.  

Originariamente pubblicato nel 2010, il disco viene riproposto nel 2024 nell’edizione in vinile trasparente, arricchita da una traccia bonus che amplia il già ricco universo narrativo dell’album. Non si tratta solo di un’operazione nostalgica, ma di un invito a riscoprire un’opera dalla poetica intrisa di eleganza e malinconia.

L’apertura con La mareggiata del '66 stabilisce il tono del disco, muovendosi tra il desiderio di trattenere e l’ineluttabilità del distacco, come emerge nei versi “Se tutto quel che ho fatto per farti restare / E per tenerti qui non è abbastanza”. La voce sussurrata di Fabio De Min guida attraverso un paesaggio emotivo che richiama, per intensità e senso di impotenza, una scena chiave del "Poema a fumetti" di Buzzati: il momento in cui Orfi tenta disperatamente di riportare Eura alla vita, solo per vederla svanire, trattenuta dalla legge dell’aldilà. 

Il tema delle relazioni – tra persone, luoghi e tempi – continua in Il tuo carattere e il mio: “Non sono mai stato bravo a stare al mondo, né a far stare al mondo te” trasformano le incomprensioni di coppia in confessioni poetiche.  

A questa delicatezza si contrappone la tensione drammatica di Le guerre, con il suo ritmo incalzante e un testo che esplora conflitti personali e collettivi. Il cambio di registro arriva con Gli anni dell’università, che guarda al passato con malinconia e dolcezza: “In quegli anni che ci insegnavano a non esistere, io imparavo a perdermi.” La canzone, con il suo andamento delicato, esplora la nostalgia per un periodo che non è mai stato perfetto, ma che con il tempo acquista una patina di significato. La riflessione sul passato non è idealizzata: è una memoria che si nutre di esperienze quotidiane, di piccoli fallimenti e di attimi di felicità sfuggenti.

Ogni traccia si muove con naturalezza tra diverse tonalità emotive, come in Gli amori di gioventù, che trasforma il rimpianto in una ballata delicata, o in L’inconsolabile, dove la solitudine prende forma in immagini persistenti: “Resta con noi, come l’odore di fumo sui vestiti.” Persino i momenti apparentemente più leggeri, come L’estate, non rinunciano a un fondo di malinconia: “E quando poi settembre fu alla fine, / non potendo dire 'qui sto bene', / mi dissi 'qui meglio sparire'” affonda nella tensione tra il desiderio di fuga e il senso di disconnessione. Settembre segna un momento di disillusione, dove l’euforia estiva si infrange contro la consapevolezza della propria insoddisfazione. L’impossibilità di sentirsi a proprio agio in un luogo porta alla riflessione di voler “sparire”, come a cercare una via d’uscita da una realtà che non offre più conforto.

In L’amore al tempo del kerosene, la distorsione della voce nei versi “Oddio, amore mio, addio, se fossi al posto suo / Se bruciassi anch'io, se cambiassi pelle, mi rimpiangerebbe?” amplifica il senso di alienazione e disperazione, creando un momento di frattura emotiva nel brano. Sebbene non sia un elemento centrale della canzone, in quel preciso passaggio la distorsione rende tangibile la confusione interiore e il conflitto che attraversa il personaggio. Al contrario, Secoli si distingue per la sua eleganza orchestrale, che raccoglie e sublime l’intero viaggio emotivo dell’album, conducendo l’ascoltatore verso una riflessione più profonda. Nonostante la sua compostezza, la canzone è attraversata da momenti di tensione sonora, in cui la sovrapposizione degli strumenti crea un'atmosfera di disordine controllato. 

La chiusura con La stagione buona infonde un senso di speranza e riconciliazione, aprendo uno spiraglio di luce in un album che pervade spesso di malinconia e disillusione. Il verso “Ci sarà una stagione buona per noi, anche se il cielo non la ricorda ancora” trasmette una promessa di rinnovamento, un’intima certezza che, nonostante le difficoltà e le incertezze, esiste una possibilità di rinascita. In un contesto di disillusione e disordini interiori, la canzone assume quasi il ruolo di un invito a continuare a cercare la propria “stagione buona”. Nel 2024, Vasco Brondi ha proposto una cover della canzone, inserendola nel suo album Un segno di vita.

La traccia bonus della reissue amplia questo racconto emotivo, aggiungendo nuove sfumature al percorso già intrapreso. Tu, la ragazza l’ami?, registrata nel 2010, riprende il mood dell’album originale, con un’ironia amara che emerge nei versi, come a sottolineare l’incapacità di trovare soluzioni facili a dinamiche emotive complesse. La sonorità ricorda le ì sperimentazioni di WOW dei Verdena, mentre il testo si interroga sul valore dell’amore, con un’inquietante domanda che rimanda a un conflitto interiore irrisolto. La distorsione del sentimento, simile alla confusione che emerge nel resto dell'album, trova spazio in questa traccia, dove la riflessione sulle relazioni si fa ambigua e scomoda.

In conclusione, Dei Cani non è solo un disco che racconta storie di solitudine, speranza e conflitti interiori, ma una testimonianza della capacità dei Non Voglio Che Clara di riscrivere, con la stessa intensità emotiva, il proprio percorso artistico. La riedizione del 2024, riporta alla luce l’essenza di un album che continua a emozionare, sfidando il passare del tempo e arricchendo la sua narrazione con nuove sfumature. Quattordici anni dopo, l’album rimane un’opera che parla direttamente al cuore di chi l’ascolta, rivelando ogni volta un ulteriore strato di profondità e riflessione, come un classico che, pur nel suo dolore, ci invita a cercare la bellezza nelle crepe del nostro cammino.

Se ti è piaciuto questo album, ascolta anche: 

  • Non è per sempre - Afterhours

  • WOW - Verdena 

  • 100 Giorni da Oggi - Amor Fou

Urali, alias di Ivan Tonelli, torna con un’opera densa e urgente, un condensato di introspezione e musica vibrante che si snoda nei sei brani di Abandoned Meanings. Con una carriera che abbraccia più di quindici anni, Tonelli ha ricoperto ruoli significativi come chitarrista della band noise Cosmetic, fondatore dell’etichetta Stop Records (vincitrice del Premio MEI come miglior etichetta indipendente nel 2012) e promotore di eventi sulla riviera romagnola. Nel decennio passato sotto l’alias Urali, ha esplorato sonorità eteree e malinconiche, perfezionando un linguaggio sonoro che trova in quest’ultima opera la sua forma più pura.

Dopo Ghostology (2019), in cui il progetto si era aperto a collaborazioni con musicisti come Dimitri Reali e Arianna Pasini, Abandoned Meanings segna un ritorno alle origini. Scritto e registrato in una sola settimana, l’album è una catarsi creativa che riflette la necessità di espressione immediata. Urali riduce all’essenziale il suo linguaggio musicale, costruendo un tappeto di arpeggi acustici ossessivi e melodici, su cui la voce si muove con intensità, esplorando il confine tra confessione e alienazione.

Il cuore dell’album risiede nel suo carattere viscerale e minimale, che traduce in musica un viaggio emotivo tra memorie e riflessioni. Influenzato da autori come Cormac McCarthy, creando così paesaggi interiori vasti e desolati, esplorando temi di vulnerabilità e ricerca di senso. I brani si susseguono in modo coeso, chiudendo con The Kiss, una cover della cantautrice americana Judee Sill, che si inserisce come un omaggio sentito perfettamente in linea con l’atmosfera complessiva dell’opera.

Questo è un lavoro che si sviluppa in un equilibrio delicato tra urgenza creativa e profondità emotiva. Ogni nota e ogni parola sembrano scaturire da una necessità intima, dando forma a un racconto sonoro che avvolge come in una culla. La voce di Urali, dolce e penetrante, guida in un mondo immaginario fatto di ombre, ricordi e riflessioni, dove è facile smarrirsi e lasciarsi trasportare, trovando conforto nella sua fragile bellezza.

Se ti è piaciuto questo album, ascolta anche: 

  • Fleet Foxes - Fleet Foxes

  • Pink Moon - Nick Drake  

  • Head Void Tapes - From Indian Lakes 








Articolo a cura di Anna Pili

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