Liquid words e My Telephone Number, recensendo solo il meglio.


Il progetto Liquid Words nasce nel giugno del 2021. 

Inizialmente i quattro ragazzi che compongono il gruppo (Paolo Cavotta, voci e chitarra, Edoardo Serena, basso, Fabio Pietroboni, chitarra e synth, Marco Armando Alliegro, percussioni) cercano di svilupparsi intorno a lunghissime sessioni di improvvisazione alla ricerca di un suono quantomeno definito. Credo sia proprio da quelle intensissime prove che il loro carattere post punk e noise, con qualche influenza jazz, sia nato. 

La loro prima raccolta di brani, Live Collages Vol.1 pubblicata nell’ottobre ‘22, leggo sul loro Bandcamp, è infatti un insieme di materiale audio raccolto e proveniente dai live set e dalle improvvisazioni di cui prima. Un collage di immagini spezzate, un ricordo del loro girovagare nel vuoto esistente tra il silenzio della scrittura e il suono della parola.

Insomma, una raccolta ruvida nei suoni e negli intenti. 

Due anni dopo, a novembre ‘24, i Liquid Words, tornano col loro album di debutto cercando, questa volta ancora di più, di colmare quella sensazione di vuoto che vedono e sentono nella loro musica. Anzi, non credo si stia parlando della loro musica. Credo si parli di un concetto più generale, forse di qualcosa di astratto, qualcosa che loro sentono di dover colmare. Il vuoto tra musica e scrittura abbiamo detto prima. Sì, è vero. Credo che questo disco ruoti tutto intorno a questa sensazione di vuoto. Un vuoto che i Liquid Words cercano di riempire con un certo horror vacui e lo fanno anche piuttosto bene. Non c’è un singolo momento di pausa, non c’è un singolo momento di assenza di costrutto. Ogni singola cosa è legata alla successiva in un senso quasi maniacale. Non credo di riuscire a spiegarmi, ma ho provato proprio questa sensazione qui. All’interno del casino sonoro (chiedo scusa per la brutta espressione) classico di un genere come il noise rock o il post punk più oltranzista, tutto, e dico davvero tutto, mi è sembrato così ordinato, così perfetto, lindo e pinto. Il che, se ci penso attentamente, va anche contro ciò dice il titolo dell’album. 

Sette brani, quasi quaranta minuti di musica che entrano dritti nella testa di chi ascolta. Con tutte le sue imperfezioni e perfezioni, a questo punto dipende dai punti di vista, questo disco è davvero una perla. 




Se ti è piaciuto questo album, ascolta anche: 

  • Ganser - Odd Talk

  • Tout Debort - Pensées Noires 

  • Pons - The Liquid Self





Nel 2020 uscì un disco che in questi quattro anni mi ha accompagnato in lungo e in largo: Day Ripper dei Bee Bee Sea. L’ho ascoltato e riascoltato in loop per mesi, senza alcun tipo di tregua, ma soprattutto senza stancarmi mai. 

Quando poi ho premuto play al primo pezzo di Album #1, mi è sembrato, almeno per un effimero istante, di essere tornato indietro nel tempo di quattro anni, alla prima volta che ascoltai Day Ripper. Merito delle chitarre, merito dell’impatto e dell’immediatezza del suono che già da C’est Magique (prima traccia del disco) fa capire quali sono le carte in tavola e cosa arriverà dritto in faccia a chi ascolta. 

Quando poi sono andato a leggermi qualche informazione sui (+39) 375-649-94-64 My Telephone Number e ho scoperto che il gruppo nasce dall’incontro tra Daniela Resconi e Damiano Negrisoli, frontman di Yonic South e Bee Bee Sea, allora, ho capito subito il perché fossi rimasto così affascinato già solo dai primi secondi ascoltati. 


Insomma, un altro colpo di fulmine. 


Nel 2023 esordiscono con un EP di quattro tracce (Demo #1) più improntato verso un suono puramente garage. Un anno dopo escono in long playing per La Tempesta Dischi cambiando tutto per non cambiare nulla. Su di loro non c’è molto da dire: come scrivono sul loro profilo Bandcamp, sono solamente un numero di telefono, cos’altro c’è da sapere? Nulla, bisogna far parlare la musica. E allora facciamola parlare ed ascoltiamola in religioso silenzio. 

Le registrazioni del disco, si legge sempre sul loro profilo Bandcamp, sono durate più di un anno. Non sono un gruppo etichettabile e questo, senza ombra di dubbio, è un grande pregio. Un po’ hardcore techno, un po’ rock, un po’ garage. Loro lo chiamano ROK, noi altro non possiamo dire che tutte queste influenze sono mescolate sapientemente, senza pendere troppo da un lato o dall’altro. Ci sono le chitarre distorte, l’elettronica, le voci ovattate. C’è tutto e questo tutto è sempre bellissimo. Sì, sarò banale e prevedibile, tuttavia è così. 


Ecco, io ora, davvero, non so più cos’altro dire. Quando vengo colpito così tanto da un disco preferisco proprio che siano quei brani a parlare al posto mio, quindi facciamo parlare Album #1, che è decisamente meglio. 




Se ti è piaciuto questo album, ascolta anche: 

  • Bee Bee Sea - Day Ripper 

  • LIFE - Popular Music 

  • Yonic South - Wild Cobs




Articolo a cura di Francesco Giordano

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