Nuovo EP per i REGARDE, uscito in primavera ma che ci trasporta più in un nebbioso pomeriggio di ottobre. Loro vengono da Vicenza, cantano in inglese e mentre li ascoltiamo ci costringono a “headbangare” e a piangere.
Il disco si apre con una traccia che ci lancia sul nostro
unico satellite naturale, attraverso sonorità speranzose per un futuro
migliore. “The Moon” si può riassumere tutta in pochi ma concisi versi:
“Starting to feel a total stranger […] Tryin’ to find the moon instead of myself, guess I’m running out of
luck”.
Troviamo poi due brani che riassumo il titolo dell’EP:
“Nothing” e “Starting Again”. Il primo tratta l’amore nel modo più emo
possibile: puro strazio. “And I’ve lost yout rythm for good, and now I’m
feeling nothing again, nothing again”, si passa dal sentirsi praticamente una
nullità senza la propria “dolce metà”, al secondo pezzo che invece sembra quasi
una rinascita.
Sì, il pensiero di lei rimane vivido ma sembra esserci
questa voglia di andare avanti, intenzione chiara anche dal forte basso
presente che accompagna la voce con tono decisamente arrabbiato: “After all,
the wish to see her again, not in the mood, but I’m pretty sure that I’m still
healing”.
Il modo in cui il brano successivo viene cantato ci fa
vivere questa storia in prima persona, un’immersione con maschera e muta da
sub. “The River” parla del corso delle cose, dell’assimilare una perdita,
vedere oltre il completo “pitch black”, del lasciar andare ciò che è stato,
anche i bei ricordi prima o poi: “Another sun, another shiver, you can finally
breathe, you waited so long, do you really wanna?”.
Filo conduttore lo segue perfettamente “New Winds”, presa
coscienza di ciò che è stato, si stanno aprendo gli occhi a nuove visioni che
all’inizio della tracklist sembravano impossibili. La canzone si apre con volti
che piano piano vanno sbiadendosi nella memoria dell’artista; quest’ultimo si
rende conto addirittura che il loro amore non fosse così tanto forte da non
spezzarsi mai: “So believe me, I tell you that I know, please believe me,
nothing is left to grow”.
Con “Against” sembra proprio di essere alla fine di un road
trip, un pezzo perfetto per terminare un viaggio con la giusta e sana
malinconia. Consiglio non di sentirlo, ma di ascoltarlo bene dall’inizio alla
fine senza propinare tante interpretazioni ma solo un breve indizio di ciò che
vi aspetta: “Travelled so far to define a new deeper connection. In the end
you’ll keep us apart”.
“‘NOTHING, AGAIN' è più di un semplice EP, è un promemoria", spiega la band. "Ci ricorda che, nonostante le sfide e le difficoltà della vita, siamo ancora capaci di amare, di connetterci e di scoprire noi stessi nel flusso mutevole dell'esistenza".
Debutto focoso per i “LUCTA”, band originaria di Milano, che
esce allo scoperto con il primissimo album “ETERNA LOTTA”. Nove tracce che
dalla prima all’ultima ti catturano e non ti vogliono proprio lasciar andare.
Strumentalmente si allontanano parecchio dagli schemi del
cosiddetto “sistema tonale” dando spazio alle sensazioni di pancia.
Traccia iniziale è “Sacrificio”, che oltre ad aprire l’album
apre anche le nostre orecchie e stomaci: prima chitarre, bassi e batterie fuori
controllo e verso metà entra anche la voce super tagliente.
Tono che continua sulla stessa linea in “Distante” e in
“Atro Sentimento”: due brani della durata di un minuto scarso ma che vi faranno
tirar fuori tutti i sentimenti di rabbia e protesta che possiate avere
incatenati in qualche angolo del vostro corpo o della vostra mente.
“Il Peso Di Ieri” è proprio un manifesto contro
l’oppressione: parte del testo è volutamente martellante poiché è sinonimo di
speranza. Si fa riferimento ad un controllo esagerato delle emozioni e
impulsioni: “Finirà mai, questo processo di oppressione? Non so come legare i
miei pensieri, il peso di ieri. Cosa vuole, come agire, dove andare, cosa dire,
cosa fare, come agire, dove andare, cosa dire?”.
Troviamo subito dopo “Incubus”, traccia attraverso la quale
i Lucta ci percuotono a suon di chitarre e batteria impazzite; sensazione che
si attenua in parte con il pezzo successivo, “Oltre”.
“Non esisto” ci lascia proprio una sensazione di vuoto,
vuoto che, come suggerisce il titolo, è riferito anche e soprattutto a noi
stessi collocati in determinate situazioni che magari non ci appartengono del
tutto: “Non mi vedo, non esisto”.
Come tematica rimane decisamente affine “Tutto Scompare”: in
soli 57 secondi si toccano argomenti come l’illusione, la voglia di andarsene e
di scomparire, di rabbia tenuta lì bloccata per tanto tempo; un vero e proprio
sfogo della cantante: “Nulla è reale, nulla è reale, tutto scompare”.
La conclusione impeccabile è proprio questa, tracklist che
si chiude con un brano intitolato esattamente come l’album. Non mancano i
tratti che hanno caratterizzato tutto il percorso, non manca la forza spietata
con cui le seguenti parole ci vengono gridate addosso: “Dentro e fuori è
un’eterna lotta!”.
“Eterna Lotta”, inteso come album nella sua interezza,
rappresenta la continua lotta con la vita: dalle interazioni sociali alle
aspettative personali e al modo in cui tutti la affrontano in eterno conflitto.
“Lucta” è infatti la parola latina per "combattere", concetto che
abbraccia pienamente ogni aspetto della loro vita.
Articolo a cura di Giorgia Valeri


0 Commenti