E’ il 2015. Siamo a Verona ed esce l’EP d’esordio di una band composta da tre ragazzi. E’ un EP che, personalmente, non riesco ad etichettare e richiudere all’interno dei confini di un genere specifico. Screamo, post core, punk, hardcore. Un po’ tutto.
Ciò che capisco meglio, però, è che sono incazzati ed acidi. La loro musica è scomoda, spigolosa, nervosa, isterica. Più probabilmente, però, o forse più personalmente, è tutto ciò che voglio, è tutto ciò che cerco.
Allora partiamo da qui. Dal loro esordio omonimo.
Futbolìn - EP esce, come già detto, nel 2015 per V4V-Records. Ha una copertina contemporaneamente bellissima ed estraniante in cui, in primo piano, vediamo un orso nella piscina di questa casa, o resort; mentre sullo sfondo notiamo una serra (credo) e tutta la vegetazione più varia.
E’ un EP, questo, molto giovanile. E’ proprio caratterizzato da quella rabbia adolescenziale, leggendo in giro ho trovato una descrizione perfetta, almeno per me: roba da prime seghe con l’attitudine di sentirsi grandi. Sì, quella roba che si prova a suonare o scrivere cercando di esorcizzare quello che si ha dentro senza pensarci più di tanto. Essere diretti, terribilmente onesti.
Another night will hug us
And I could trust again
In the beginning of the end of puberty
(To All The Crusches on Earth, Futbolìn - 2015)
Esatto, è proprio quello che cercavo di spiegare. E’ sentirsi come se si avesse l’utero sfasciato, come prendere un missile nel culo. Alla ricerca di qualcosa, ma di cosa? O di chi? Forse di un po’ di speranza, forse di qualcosa di migliore.
What are we doing now?
Do you remember
How much love you put in your own lies?
(Exes & Fingers, Futbolìn - 2015)
Sono tiratissimi, lo sono sin dal primo pezzo. Non sono un gruppo che può andare bene per chi è in cerca di canzonette, sono un gruppo che elargisce violenza sonora fino ad entrare sottopelle cercando di disturbare e toccare quei nervi che fanno saltare e sussultare chi ascolta.
Looking for each other for too long
Recreating for hope
This is the shot that destroyed us all
And this is the sign that we never wanted to learn:
To attempt something pure, is it necessary to feel so insecure?
(French Fries, Shy Guys, Malmo Days - 2018)
Sono passati tre anni. E’ il 2018 ed è uscito un nuovo EP per Notte Records, EUBPDV Records, Hesitation Records. Il titolo è Shy Guys, Malmo Days.
La linea vocale è aggressiva ed acida come lo era nell’EP precedente, la linea melodica lo risulta un po’ meno. Ha delle venature più ricercate, le chitarre corrono ma cercando anche un suono differente, forse più dolce.
Tuttavia sono sempre e comunque uno schiaffo in faccia, sono quella risposta piccata, ma elegante, data al buonismo della musica pop nostrana perché parlano di questa dannata speranza, del sentirsi insicuri, ma lo fanno spiattellandocelo in faccia. Senza fronzoli, urlano le loro paure come se fossimo nel mezzo di un temporale estivo.
One light year is how much we're distant
but it will always be the same
and I'm stuck in an instant
(Fox, Shy Guys, Malmo Days - 2018)
Sotto il video YouTube di questo pezzo c’è un commento. Sintetico e lapidario: bomba. Fox dura un minuto e quaranta secondi. Inizia con la distorsione di una chitarra e poi esplode. Totalmente. Un pezzo effimero eppure totale. Di quella totalità talmente semplice che riesce a dire tutto ciò che deve dire rimanendo nella durata di un istante.
I believe in several objects
I don’t believe in average subjects
(Gillette, Moped Xperience - 2022)
Nel 2022, infine, senza alcun tipo di preavviso, esce il loro ultimo lavoro: Moped Xperience, uscito per il collettivo tedesco Konglomerat Kollektiv.
Sono loro, sono sempre dannatamente loro. A me piace, anzi amo questo tipo di coerenza. Non bisogna per forza snaturarsi per poter continuare a dire o offrire qualcosa.
Alla fine dei giochi, non ho molto altro da aggiungere. Mi piacerebbe però citare quel che ho letto su di loro su Rockit, da dove nasce il loro nome. Leggo che nasce una sera, quando questi tre ragazzi veronesi si intrufolano in un certo palazzo dopo aver visto entrarci delle studentesse erasmus. Lì, trovano un calcetto su cui è attaccato un post it con su scritto futbolìn. Ecco, non so se questa storia sia vera, ma mi sembra un racconto a suo modo romantico e pur sempre coerente con la loro musica e allora vi dico un’ultima cosa: ascoltateveli e muovete il culo su ogni pezzo. Ne vale la pena.
Articolo a cura di Francesco Giordano



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