Lo scorso 22 marzo i Votto escono con il loro nuovo album, Gli ultimi istanti delle nostre vite precedenti, un progetto di 7 brani che corona la loro visione della musica e della loro arte. Tutto a partire dalla comunicazione, basata su un ciclo di foto scattate da Oni Baku, fotografo molto attivo nella scena screamo e (post) punk, fino ad arrivare alle canzoni, esprime chiaramente l’estetica quasi decadente dei Votto.
Le prime due canzoni del disco, Fune di fuga e Processi
d’adattamento, atti d’immaginazione, sono due facce della stessa medaglia: entrambe
trasmettono un’enorme quantità di energia e indicano la strada che tutto
l’album percorrerà , tra urla, chitarre che riempiono lo spazio sonoro e
continui momenti di calma alternati a invece parti più veloci e incalzanti. Entrambi
i brani, tra l’altro, fanno riferimento alla fuga, alla necessità di migrare
verso un altro mondo.
Merita particolare attenzione Il nastro di Möbius, terzo brano de Gli ultimi istanti delle nostre vite precedenti. Il titolo del brano è estremamente simbolico: il nastro di cui si fa riferimento è infatti una figura geometrica particolare non orientabile e di superficie rigata. Il clamore attorno a questa scoperta sembra aver superato la sostanziale inutilità di essa, diventando un oggetto quasi misterioso e portatore di significati nascosti. Questa forzatura simbolica è ben rappresentata nel brano, che trasmette un forte senso di inadeguatezza e di alterità da questo mondo grazie a stacchi, momenti di sospensione e altri in cui viene espressa tutta l’energia trattenuta.
L’avversario e Altro da me rappresentano la
parte più introspettiva e calma dell’album: la prima finisce con un lungo
silenzio che apre anche il secondo brano, il tempo rallenta e la batteria si fa
più dolce. La spinta che caratterizza i primi pezzi ritorna poi con La
conquista dell’inutile, che prepara l’ascoltatore alla chiusura del disco.
L’ultimo brano, Fuoco autoalimentato, è in
collaborazione con Rosapolvere. Il modo in cui comincia ha un che di
annunciatorio, facendo subito capire che ci stiamo avvicinando alla fine del
disco. Il viaggio che si è fatto nell’ascolto culmina in Fuoco
autoalimentato, che sprigiona tutta l’energia e la frustrazione dei soventi
momenti di calma e riflessione che si trovano nelle tracce.
Simili ai Votto:
-
Lillà – Come il Fiore, non il Colore
-
Put Pùrana – Ripartire da capo per me non
significa niente
Camelia – Favole
Il 25 ottobre 2024 viene pubblicato il primo EP della band Preferisco Ignazio, “Stendardo”. Un insieme di cinque tracce che ben rappresentano l’essenza del gruppo, tra sonorità provenienti dal pop-punk e un lirismo che sembra affondare le sue radici nella tradizione cantautoriale.
L’EP si apre con “Bonaparte”, un brano che funziona come un’apertura verso l’immaginario che il gruppo vuole portare in “Stendardo”: il testo si sofferma sulla difficoltà nel vivere nella società odierna e sui dubbi che ognuno di noi vive (“Magari io / sarò stato nel giusto / ma la firma l’ho lasciata / e questo non si può negar”). In ogni caso “Bonaparte” vuole lasciare un messaggio di speranza, con le ultime parole (reiterate nel testo) che sono “Ma col cazzo / che mi arrendo”.
Il secondo brano è anche l’omonimo del lavoro, “Stendardo”. La
parte strumentale rallenta, viene dato più spazio alla melodia, l’atmosfera si
fa più “romantica” e sognante. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche il
testo, in cui viene espresso il proprio io, le proprie sofferenze e richieste
di aiuto. La seconda parte della canzone si fa più veloce, il ritmo ritorna ad
essere incalzante, la voce quasi sparisce sotto la parte strumentale, che diventa
la protagonista della canzone e detta i cambiamenti nel mood generale.
Un terzo nucleo dell’EP è composto da “Ora Capisco” e “Collina”, due brani particolarmente introspettivi, basti pensare alle prime parole di ognuna delle due canzoni: “Non volevo / deludere nessuno / ma adesso ho un’ancora / che mi trascina a fondo” (“Ora Capisco”) e “Scrivere questo testo / è come prendere un coltello / spingere giù in fondo / scavare dentro al petto / vomitare quel ricordo / che tenevo lì nascosto” (“Collina”). Il leitmotiv di questa parte di “Stendardo” è il pensiero di non essere abbastanza e di sentire di non riuscire a capire appieno gli altri e la società .
Il progetto si chiude con “ADHD”, canzone uscita il 27
settembre come singolo pre-album. Il brano ben riassume le particolarità musicali
della band, sia a livello strumentale che per quanto riguarda il testo, che
mantiene la linea di critica alla società , nonostante sia leggermente mitigata
dal fatto che è dato molto più spazio alla strumentale. L’aria nostalgica che
“ADHD” fa respirare pone la canzone come una perfetta chiusura dell’EP, fornendo
altre chiavi di lettura a tutto il senso del progetto.
Se ti è piaciuto “Stendardo”, consigliamo l’ascolto di:
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“Pizzata”, SAAM
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“Glicini”, Majno
- “Nuvole rosa, ragni e guai” (ALBUM), Tundra
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Articolo a cura di Jacopo Arcagni



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