Behind the Artwork con Visconti. Intervista per scoprire l'universo dietro 'Boy di ferro'

"Boy di ferro" di Visconti è ufficialmente fuori su tutte le piattaforme e per l'occasione lo abbiamo coinvolto in behind the artwork. In questo capitolo scopriremo un po' di cose che si nascondono dietro al disco attraverso le copertine dei 5 singoli che hanno preceduto l'uscita di "boy di ferro".


Il primo singolo, "Wandervogel", ci ha fatto passare una bella giornata sui libri per scoprire la storia dietro questa parola a noi sconosciuta. Nella copertina ti vediamo come incatenato ai rami di un albero. Che legame culturale hai e ha il singolo con il movimento Wandervogel?

Mi sono approcciato a questo termine dopo che un mio amico, avendolo studiato all’Università, aveva associato alcune sfumature di questo movimento storico alla rinnovata pratica del nostro gruppo di amici di andare alla ricerca di tracce del passato, come rovine di fortezze e pozzi celtici nei boschi intorno ad Acqui Terme (mio paese d’origine) durante la quarantena.

Partendo da questo ho voluto, di conseguenza, evidenziare anche nella copertina una sorta di appartenenza al bosco e alle sue contraddizioni in quanto luogo evocativo, magico e inquinato, il tutto fuso in maniera psichedelica e contrapposta alle dinamiche metropolitane che credevo potessero invece minacciarmi a Milano, città in cui mi ero appena trasferito e rispetto alla quale mi ritengo un neofita in fatto di mondanità ed esperienze “sopraffine” (ride ndr).

Trattandosi del primo singolo è diventato così la perfetta scenografia su cui avrebbero posato le canzoni successive, insieme al profondo senso di smarrimento che provo tutt’ora nei confronti del posto da cui provengo.

Si arriva al secondo singolo "Salsa Rosa" che sembra allontanarsi molto dal primo, anche se non musicalmente. L'artwork è stato la conseguenza della traccia o viceversa?

L’artwork è stato una conseguenza della traccia e del mio approccio inesperto alle tecniche di realizzazione di una cover: ho realizzato personalmente le grafiche dei singoli (ride ndr).

Volevo mantenere, similmente a Wandervogel,  lo stretching dell’immagine come canale espressivo, ma mi piaceva anche l’idea di iniziare a contestualizzare tematicamente i brani sotto il marchio dell’estetica propria della mia generazione, legata alla nostalgia e all’immaginario post-internet e post-rave. È stato proprio creando una connessione emotiva così forte con il ricordo che mi è venuto in mente di aggiungere quel tribale, quasi responsabile dell’esplosione del vasetto di salsa rosa.

 


Cronologicamente il terzo singolo è “Disordine”. La copertina ci ricorda lo stesso universo di "Love What Survives" dei Mount Kimbie. Quali sono state le ispirazioni di questo disco?

Le ispirazioni per questo disco sono state molteplici e variegate, ho ascoltato parecchio progetti come Atari Teenage Riot e Porches durante la scrittura dei brani e credo che in qualche maniera ci siano entrati dentro in uno strano compromesso italiano.

Nel caso di Disordine volevo stravolgere un pezzo cantautoriale utilizzando delle sonorità molto distanti da quest’ultimo e in quel periodo ero fissato con il suono della chitarrista danese ML Buch, che è stato un punto di partenza per la produzione del brano.

 


Passiamo a "Sotto Trema" dove il titolo occupa gran parte dell'artwork. Da quale evento o emozioni nasce il titolo del singolo?

Il titolo evoca, per me, la mancanza di lucidità provocata dall’ansia e dall’apprensione che mi è capitato di esperire in un periodo fortunatamente non troppo esteso. Questo mi metteva in difficoltà con la persona con cui stavo e mi generava parecchi dubbi su quanto controllo avessi nella mia vita e sulle mie emozioni. 

Il pezzo cerca di catalizzare il flusso dei pensieri dettati dalla paranoia, così da ricostruirne il percorso tramite un presupposto di miglioramento: mi ha aiutato tanto.

 


Ultima uscita prima del disco è "Battesimo Oscuro". La copertina ci ha buttati nel nostro mondo di grafica xerox-punk e ce ne siamo ovviamente innamorati. Come ti ha accolto il mondo punk? Ti senti più vicino ad esso o altri mondi?

Credo di essere costretto ad avere un perenne flirt con il mondo punk, in quanto il mio live ne è fortemente ispirato e alcuni miei pezzi sono vicini a questo genere.

Ho l’impressione che in alcuni circuiti in Italia si tenda molto spesso ad etichettare, non solo in termini etici, il confine tra punk e non punk, quando mi sembra che molti progetti stranieri che amo della scena egg-punk o chain americana e inglese, per esempio, non si facciano poi troppi problemi a sperimentare nella propria musica altri generi magari anche più pop.

Me ne sento, dunque, spiritualmente parte in quanto costituisce una vera e propria catarsi per me, ma almeno con il progetto Visconti non credo abbraccerò unicamente e univocamente questo genere musicale, seppure ne condividerò programmaticamente l’approccio.

 


Una delle particolarità che abbiamo notato è che i 5 singoli hanno 5 copertine graficamente molto distanti tra loro. Qual è il motivo?

Credo al 90% perché ad averle realizzate sono stato io, che sono comunque un grafico inesperto. Forse mi va bene anche così, perché ogni pezzo ha la sua facciata, figlia dello spirito del tempo con cui sono state realizzate le copertine e anche del mio avanzamento tecnico.

In fondo è un album di formazione e di conseguenza le imperfezioni suggeriscono un viaggio interiore, diverso per ognuno.

La copertina dell’album però è realizzata da un grafico professionista (@safkan.tehlike)  con cui ho avuto il piacere di tessere un bel dialogo durante la realizzazione della cover, riuscendo così a regalare un volto immortale a Boy di ferro.


Alla fine il 18 ottobre è uscito "boy di ferro" di Visconti e noi non abbiamo più nessuna domanda perché siamo impegnati a compare i biglietti per pogare questo disco ai suoi prossimi live.


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